Se il datore di lavoro rinuncia al preavviso, il lavoratore dimissionario non ha diritto all’indennità sostitutiva

Con ordinanza del 13 Ottobre 2021, la Corte di Cassazione si è espressa in modo del tutto innovativo su una questione che le aziende si trovano a fronteggiare con una certa quotidianità.

Invero, accade di frequente che, in caso di dimissioni rassegnate dal dipendente, le aziende perdano, perlomeno parzialmente, un reale interesse a ricevere la prestazione di lavoro per la durata del periodo di preavviso, con conseguente decisione del datore di lavoro di rinunciare al preavviso dovuto dal lavoratore dimissionario.

Ciò accade soprattutto nei casi in cui il lavoratore dimissionario si trovi a ricoprire un ruolo altamente fungibile, che non imponga quindi la ricerca immediata di un sostituto, ovvero in quelle ipotesi in cui il prestatore di lavoro svolge attività piuttosto semplici, che non necessitino di un passaggio di consegne con il dipendente che subentrerà nello svolgimento delle stesse.

In tale situazione, generalmente il datore si trovava in una posizione di ‘passività’ verso il dipendente dimissionario: secondo l’orientamento precedente, si riteneva infatti che l’azienda dovesse farsi – in ogni caso – carico del costo della retribuzione dovuta per tutto il periodo di preavviso (c.d. indennità sostitutiva), nonostante la rinuncia da parte del datore di lavoro al preavviso stesso.

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